East Coast New York USA

New York New York

Questa sera, dopo un altro lunedì schifo, ho deciso di scrivere della mia città preferita, è da quanto sul blog di Costanza (LaCocchi), mi è stato chiesto “com’è NY?” che voglio mettere nero su bianco le sensazioni che questa città mi trasmette.

Ora, prima di proseguire avviate questo link, e viaggiate con me!

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Time Square

La nostra prima volta è stata nel 2004, sono arrivata dopo un lungo viaggio in solitaria, 9 ore di volo, una vita, grandi aspettative, erano anni che sognavo di mettere piede sull’isola, forse, più famosa al mondo (prima che si inventassero quella di Lost). La tensione era palpabile perchè, si sa, quando le aspettative sono alte, la delusione lo è di più…

Un’auto viene a prendermi all’aeroporto di Newark, New Jarsey, ci vuole almeno un’ora di viaggio, soprattutto in orario di fine lavoro, mi metto comoda e quasi mi addormento, tutta colpa della coda lunga la freeway (non ne sono particolarmente colpita, dopo aver visto quelle di L.A. il resto paiono strade di campagna), ad un certo punto l’autista fa partire la canzone che vi ho linkato, mi sveglio e mi ritrovo sotto ad un tunnel piastrellato, è l’Holland tunnel, sbuchiamo dall’altra parte mentre Frank canta e la città è li! si sta accendendo nella luce del crepuscolo, scintillante, ipnotica! Resto di sasso, incredula dello primo show che mi stava offrendo la mia città preferita.

Dopo uno zigzagare tra yellow cab e pullman scoperti vengo scaricata sulla 59th e la Broadway, naso all’in sù, senza parole (lasciare me senza parole non è cosa frequente). La prima cosa che mi colpisce è l’odore, la città puzza, tantissimo, di cibo, di tubi di scappamento, ma fa parte del quadro e rende questo luogo quello che è, i tombini che fumano, le auto che strombazzano, bellissimo. Ma lo spettacolo non era ancora finito…

Entro in hotel (Crown Palace), mi danno la chiave della camere, devo salire fino al 39 piano, resto così, 39 mi pare poco, per essere a Manhattan, va bhe, non si può avere tutto nella vita. La camera non è nulla di che, ma una volta aperte le pesanti tende arriva la seconda sorpresa: il 39° piano non è per nulla poco! Non mi ero mai trovata così in alto sopra a strade e palazzi, non mi ero mai sentita così piccola di fronte a costruzioni umane, altro colpo, altra incapacità di respirare!

Tutto questo senza ancora aver realmente messo piede sulle street e le avenue, ma devo dormire, il fuso comincia a farsi sentire, così come la stanchezza e l’euforia del momento… E’ stat o emozionante ed è come se la città mi fosse entrata dentro, così, amore a prima vista.

Dovevo dormire, era imperativo, perchè il giorno seguente mi aspettava un fitto programma… ma non è stato semplice rinunciare ad andarmene in giro immediatamente…

Quello che vi ho raccontato è stato solo il primo di una serie di incontri con la “mia città”, questo non voleva essere un post di programmi, indirizzi, dritte di viaggio, ma solo una “poesia” per farvi capire come mai io ami questo posto, fatto di tante contraddizioni, di luoghi così vicini e eppure così diversi. Penso ad Harlem e la sua musica soul, penso a Brooklyn e i suoi artisti, al Queens e lo stadio degli Yankee , Little Italy e il suo sapore che fa tanto Mafia anni ’20, Chinatown e il suo odore di spezie e le insegne in cinese,  penso a Coney Island e il luna park decadente che fa tanto “guerrieri della notte”… questa non è una città come le altre, ma un universo sempre diverso e stimolante…

NY va vista una volta nella vita!

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Little Italy

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Skyline

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