Tips & Tricks

The Terminal: quando il bagaglio a mano fa la differenza

Non essendo stata diligente nell’aggiornare quotidianamente il mio diario di viaggio, ho deciso di scrivere prima di tutto, cosa mi è successo col finale, insomma parto dal fondo.

I miei giorni tra India e Nepal, si sono susseguiti in modo splendido, rimanendo sempre un passo avanti al famoso monsone, non ci sono stati “incidenti” sanitari e tutto è veramente andato per il meglio, per cui giovedì mattina, sveglia di buon ora, la macchina mi porta all’aeroporto di Kathmandu: imbarco previsto ore 10, arrivo a Delhi ore 11:45, partenza per Milano (bada bene: VOLO DIRETTO) ore 14:20. Tre ore nel terminal 3 per un po’ di sano shopping aeroportuale, con annesso starbucks di rito. Perfetto programma direte voi e invece…

… le lancette di un obsoleto orologio corrono rapide nell’aeroporto di Kathmandu, al momento del check in ci comunicano un’ora di ritardo, mi aggrego ad altri due viaggiatori italiani solitari, si fa comunella, si raccontano i viaggi appena fatti e ci si lascia prendere la mano dai racconti sulla cena italiana che si pensa di consumare all’arrivo, ore 19:30 Milano Malpensa.
L’ora di ritardo aumenta, ci danno delle patatine e un succo orrendo, ci comunicano che si partirà, forse alle 12:15, faccio due calcoli sul mio programma della giornata e comincio a temere il peggio, amen per lo shopping, scoramento per il frappuccino, ma prendere la coincidenza ora, diventa l’unica ragione che mi si para all’orizzonte, imperativo: prendere quell’aereo!
Mentre medito su quanto sopra arriva una voce gracchiante dal megafono che ci invita a raggiungere il gate3, diligentemente ci dirigiamo dove ci hanno detto, speranzosi dell’imbarco immediato, cosa che avverrà solo da li ad un ora con relativa traslazione al gate1. Tenuto conto che i gate sono praticamente affacciati sulla stessa parte di pista, dove si arriva a piedi, niente tunnel, niente bus, per cui è assurdo sto giretto, sarà per farci sgranchire un po’ le gambe?

Aprono l’imbarco, ora mai sono le 12:30, ma possiamo ancora farcela, salvo che, sulla pista, proprio sotto all’aereo Air India organizza una bella perquisa di gruppo, aprendo i bagagli a mano uno ad uno, per poi mettere un bel timbrino a corredo. La pratica dura fino alle 13, quando finalmente chiudono i portelloni e si parte. Facciamo due rapidi calcoli: se il volo dopo aspetta che sbarchiamo, perdendo approssimativamente 30 minuti, possiamo farcela. Chiediamo all’equipaggio ma nessuno sa nulla, sorridono come ebeti e nulla più.

Il volo, che pare infinito, termina alle 14:20, ora del decollo del volo per Milano, ma vuoi mettere? ci hanno aspettato eccome!! Non possono lasciarci qui, siamo parecchi che dobbiamo prendere quel volo, e via così fin tanto che non scendiamo e cominciamo a correre!!
La speranza si infrange contro il bancone del transit Air India, quando, con un sorriso di circostanza, ci viene comunicato che il nostro aereo è partito 10 minuti prima. Avete presente la furia cieca di 15 italiani che sognavano pasta dalle sette del mattino e capiscono che invece ci sarà ancora curry per cena? Ecco, moltiplicatelo per infinito e avrete un’idea della vagonata di improperi che abbiamo rivolto, nella nostra lingua natia, ai tre addetti che ci aspettavano.

Da questo momento, per almeno un’ora, non capiamo più nulla, danno informazioni frammentarie e contrastanti ad ognuno di noi che deve presentare passaporto e bording pass, nell’ordine: ora dormite sulle poltrone del terminal (ho il sonnifero nel bagaglio a mano?), ora vi portiamo in hotel a Delhi (sarà una bettola), fate il check in domani mattina quindi ora prendete le valige, ops.. vi abbiamo fatto il check in ora, quindi non prendete le valigie e non uscite di qui!
Tramortiti e incazzati veniamo perquisiti (di nuovo!!!!) e senza troppe spiegazioni fatti scortare tra i meandri dell’aeroporto senza conoscere il nostro destino, che da li a poco, scopriamo essere un hotel nel terminal stesso, con vista sul terminal, una roba inquietante. Inoltre la cara compagnia aerea ci offre: cena, colazione e due ore di internet gratis, vuoi mettere? ma niente bevande o telefonata in Italia.
Senza troppi complimenti veniamo lasciati li con la nostra chiave dell’hotel e un pugno di mosche.

Il gruppo T3 comincia a riprendersi dallo shock, siamo 15 ognuno più incazzato dell’altro e con alle spalle varie coincidenze andate letteralmente a troie, quindi cerchiamo di farci forza e capire se si riesce a spuntare altro: NULLA! I dipendenti/dirigenti/responsabili promessi, non arriveranno mai.

Che si fa ora? Vita da aeroporto! Shopping sfrenato e cibo spazzatura per compensare con la pasta tanto attesa, sognando i vari comitati d’accoglienza, rimandati a casa, senza festa.

A questo punto bisogna procurarsi ciò che serve per una notte con solo panni sporchi al seguito, ma no, io no, io nella mia ansia patologica, o solo, forse, per culo, nello zaino ho: deodorante, spazzolino, dentifricio, bustine di shampoo, bagno schiuma, ciabatte, un asciugamano, maglietta, cambio intimo completo e un paio di pantaloni! Direi che mi è andata benissimo, ora posso tornare al programma di shopping compulso-consolatorio da perdita, ma prima frappuccino di rito, chiamata a casa e doccia!

Il gruppo fa compagnia e le ore scorrono abbastanza veloci e così, dopo essere riusciti a spendere più li, che durante tutto il viaggio, finalmente ci imbarcano per il ritorno, sono le 14:20 di venerdì 22 agosto, sono 24 ore che respiravo aria “confezionata”, ho la testa che fa male e 9 ore di volo più uno stop a Roma, questo mi separa da una pizza e il mio letto.

Conclusione? Il T3 di Delhi sarà sempre nei miei pensieri, i ragazzi che hanno vissuto con me questa avventura pure, chissà se ci incontreremo in qualche altro TERMINAL?

 

You Might Also Like

3 Comments

Leave a Reply

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: