Disabilità e Viaggio: si possono conciliare?

by Sandra

Si dice sempre che viaggiare apre la mente, permette di crescere e imparare dagli altri, ma è davvero un esperienza per tutti? Non mi riferisco alla voglia e alla disponibilità economica (ad esempio), ma proprio alla dimensione fisica del viaggio. Sappiamo bene quanto possa essere stancante viaggiare, ore spese sui bus, negli aerei, lunghe distanze da percorrere a piedi, insomma qualcosa di non proprio rilassante.

Perché mi faccio queste domande? Perché ho iniziato a viaggiare con una persona disabile e ho riscontrato che nonostante la voglia e la determinazione di questa persona a volte ci sono barriere davvero insormontabili.

Quindi mi chiedo e vi chiedo se le due dimensioni possono combaciare e come.

Identificare le disabilità

Prima di tutto credo che sia opportuno fare una sorta di autoanalisi e capire bene di fronte a che disabilità ci troviamo, nel mio caso si parla di disabilità motoria praticamente al 100%, nel senso che è sempre necessario un supporto per camminare, quindi la sedia a rotelle è da considerare onnipresente.

Ho deciso pertanto di concentrarmi su questo aspetto e di capire bene le esigenze della persona che viaggia con me.

Non posso pretendere di fare delle scale se non ci sono gli ausili necessari, pertanto tante attività potrebbero essere precluse, infatti è bene capire che tipo di accessibilità viene garantita, perchè non si può e non si deve generalizzare.

Comprendere e accettare i limiti

Chi accompagna una persona disabile non sempre è in grado di pensare lucidamente alle esigenze dell’altro, invece proprio chi si trova a fare da supporto deve essere quanto più obiettivo possibile per evitare di trovarsi in situazioni spiacevoli e complicate.

Non siamo a zonzo senza meta e senza delle responsabilità quindi è bene capire e parlare con la persona che si accompagna in modo da essere sicuri di far vivere la miglior esperienza possibile.

Questo vuol dire accettare di non poter visitare un’attrazione o non poter pranzare in un ristorante super gettonato. Sicuramente questo richiederà un maggior impegno proprio nella parte organizzativa pre partenza.

Studiare la destinazione in modo accurato

Studiare, informarsi e poi controllare, verificare dove è possibile che un luogo sia davvero accessibile e sicuro per la persona disabile. Questo è il mantra che si deve imparare per poter affrontare un nuovo tipo di viaggio.

Non fidiamoci delle recensioni, perché in questo caso sbagliare potrebbe creare non poche frustrazioni.

Prenotare sempre tutto direttamente (hotel in primis) perché le recensioni spesso sono forvianti e le indicazioni sui siti (come Booking) completamente sbagliate. Io avevo prenotato un hotel che era appunto segnato come adatto ai disabili, per fortuna ho deciso di sentirli ed è venuto fuori che l’hotel aveva una stanza adatta ma al secondo piano senza ascensore, quindi per un disabile con carrozzina decisamente non adatta.

Ci vuole davvero un attenzione maniacale.

Un’altra cosa da non sottovalutare sono i trasporti pubblici, perché impensabile camminare per ore, quindi anche in questo caso controllare sempre i siti istituzionali del luogo di destinazione.

Una valida alternativa è noleggiare un’auto, in modo che vi permetta di essere autonomi, in questo caso però dipende molto dal tipo di carrozzina che state utilizzando, nel mio caso basta una macchina qualsiasi (una Polo per esempio è più che sufficiente), ma non per tutti è così.

Quindi, senza dilungarmi oltre, ricordate: studio e pianificazione!

Partire e lasciarsi trascinare

Se siete preparati e avete studiato bene la destinazione si può partire e godersi il viaggio in serenità, consapevoli che si è sempre nel mezzo di un’avventura e qualche contrattempo è parte del gioco, ma sarete sicuramente pronti ad affrontarlo e prenderlo con filosofia.

Io ho notato che le persone ti aiutano quando vedono che si in difficoltà, si prodigano affinché tu possa aprire una porta, reggere un ombrello… insomma il genere umano è ancora sensibile quando vuole.

Esperienza personale

Io sono reduce da una settimana in giro per Dublino e la Baia di Dublino con mamma e la sua carrozzina e devo dire che non abbiamo avuto alcun problema, vero che abbiamo alloggiato a casa mia questa volta, che ho una macchina a disposizione, però devo dire che è filato tutto liscio e anche il tempo ci ha assistito.

Si può, si deve viaggiare, comunque e sempre, disabilità compresa, calibrando il ritmo e trovando compromessi, ma poi tornerete ancora più ricchi e consapevoli, soddisfatti. Il viaggio per un caregiver però non è una vacanza, ma questo già lo sapevate, vero? 😏

Ci sono tanti travel blogger che viaggiano soli con la loro “carrozza”, quindi direi che davvero è qualcosa che si può fare! Io credo che le due dimensioni possano davvero convivere, ma serve il supporto di tutti e la condivisione di informazioni davvero utili.

Da questo momento quando scriverò di una destinazione, lo farò con maggior attenzione, cercando di dare qualche informazione in più proprio in termini di disabilità e accessibilità, perchè credo molto in questa “causa”.

Tu cosa ne pensi?

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3 commento

Nadia Meriggio 16/11/2021 - 18:29

Indubbiamente la parte organizzativa richiede uno sforzo in più non indifferente. Non puoi fidarti delle recensioni, devi essere assolutamente sicura che quell’attrazione / museo / ristorante sia pienamente fruibile da parte della persona che accompagni per permetterle di vivere la migliore esperienza di viaggio possibile. Allo stesso tempo le tue recensioni diventano ancora più preziose per chi si trova nella stessa situazione.

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Sandra 16/11/2021 - 20:51

Ciao Nadia! grazie per il tuo commento e l’interesse verso questo post a cui tengo molto. E’ sicuramente un approccio al viaggio più consapevole e meno “all’avventura” che richiede però molto più spirito di adattamento forse…
Spero tanto di poter creare un piccolo database di suggerimenti e destinazioni accessibili a tutti!

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Nadia Meriggio 17/11/2021 - 21:06

Te lo auguro vivamente, è un progetto ambizioso che sarà utilissimo a molti viaggiatori. È sicuramente un approccio al viaggio molto più ragionato e, come dici tu, richiede molto più spirito di adattamento.

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